Dronero e la Val Maira

Da Wikipedia, L'enciclopedia libera. 27 giu 2007, 16:29 UTC. 12 lug 2007, 15:26 <http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dronero&oldid=9543322>.


Dronero

Dronero (Draonier in occitano, Droné in piemontese) è un comune di circa 7.000 abitanti della provincia di Cuneo. Dronero è situato all'imbocco della Valle Maira su un contrafforte roccioso alla confluenza del torrente Maira con il rio Roccabruna.
Due provinciali lo collegano, la prima dopo 20 chilometri dal capoluogo di provincia, la S.P. 422, proseguente poi lungo la valle fino ad Acceglio, e la seconda, la S.P. 24, dopo 10 chilometri a Busca.
Collocato in una posizione tale da avere un clima abbastanza salubre e piacevole tutto l'anno, ha un panorama che spazia dai monti San Bernardo, Roccerè, il Pelvo d'Elva, fino a raggiungere le cime del Cauri, della Bicocca e, in fondo alla valle, del Chersogno.
Fa parte della Comunità Montana Valle Maira.

Dronero Oggi

Ai giorni odierni, il territorio conta un'area industriale in espansione, una fervente attività agricola specializzata in allevamento e colture particolari (come mele, pesche, kiwi). «Fiori all'occhiello» possono essere considerati l'Istituto Professionale Alberghiero, una delle sedi dell'Azienda di Formazione Professionale, e la recente costituita Tecnogranda S.p.a. società mista pubblico-privato nata da un accordo di varie realtà tra cui AFP Dronero, FinGranda, Politecnico di Torino. Per la cultura vanno ricordati il museo dedicato al pittore Luigi Mallè, il Centro Europeo Giovanni Giolitti, e soprattutto L'Espaci Occitan, l'associazione di Enti pubblici del territorio occitano alpino, che ha l'obiettivo la promozione linguistica, culturale e turistica delle valli occitane.

Storia

Le prime popolazioni accertate nelle vallate delle Alpi Marittime furono quelle di ceppo Celto-Liguri o Liguri Alpini; rispetto alle popolazioni nelle Alpi Centrali ed orientali, al tempo di Cesare, nelle Alpi Occidentali molte tribù si mantennero ostili all'espansionismo romano. Lo stesso Cesare fu ostacolato nell'attraversare le Alpi durante le campagne galliche, dai Ligures Comati o Capillati, come venivano chiamati dai Romani, che controllavano i valichi sul versante occidentale. Nel 14 a.C. con una vera campagna militare l'imperatore Augusto sottomise tutti i territori delle Alpi Occidentali che ancora resistevano. Le legioni romane portarono così la Pax Romana nel 173 a.C. al comando del sanguinario Marco Popilio Lenate, incendiando villaggi e massacrando gli abitanti. La pulizia etnica fu completata con il trapianto di popolazioni germaniche: è l'anno 12 a.C. quando Dione Cassio può scrivere nei propri resoconti storici Alpes Marittimae quas Ligures Capillati incoluerant, in servitutem redactae sunt (Le Alpi Marittime, che i Liguri Capelluti avevano abitato, furono ridotte in schiavitù) (Dione, LIV, 24).

Non si hanno date precise che attestino l'anno della fondazione, ma si fa risalire la sua origine all'anno 1150 dall'unione dei due primitivi villaggi Ripoli e Surzana (quest'ultimo collocabile nell'area dell'odierna frazione di S. Ponzio nel comune di Roccabruna) che per proteggersi dalle continue incursioni e saccheggi si ritirarono su un triangolo di terra tra il Maira e il rio Rigamberto, l'odierno rio Roccabruna, cingendo poi il nuovo borgo di alte mura ancora oggi in parte visibili.

Il documento più antico che fa riferimento a Dronero, risale al 1155, in cui una vendita di alcuni stabili da parte di Enrico di Montemale a favore del Monastero di Staffarda, viene stipulata ad Durcolium, attestando l'importanza che già aveva il nuovo nucleo a pochi anni dalla sua creazione. Doveva essere abbastanza grande ed importante per avere un notaio o un ufficio dove poter stipulare dei contratti di compra-vendita.

L'etimologia della parola Dronero non è chiara: il nome Durcolium o Durconium o Durcognum, come è scritto nelle più antiche carte topografiche, non ha sicure origini. Diverse sono le ipotesi e ci sono varie possibilità di interpretazione.
Secondo alcuni storici è da ricondurre al nome di Dragone, nobile della famiglia dei signori di Verzuolo, per alcuni fondatore della città; altri intendono Dronero come derivazione di Dragonerium, dal latino Draconanus, il soldato che portava l'insegna del dragone (per questa ipotesi si suppone che ci fosse nel periodo delle guerre goto-bizantine in zona un insediamento militare). Dal toponimo Draco, termine medievale indicante uno sperone roccioso sopra un impetuoso corso d'acqua, si potrebbe elaborare una terza ipotesi, forse la meno fantasiosa, considerando l'origine celtico-ligure del toponimo Durcolium. Il termine dur, cioè fiume, è alla base di molti toponimi nell'area celtica, come i nomi delle due Dora in Piemonte e della Dordogna in Francia; dalla forma thur viene il nome dei Taurini (come dire Galli insediati sul fiume, ovviamente il Po), e della città fondata dai Romani sul loro territorio, Augusta Taurinorum, oggi Torino. Colium con la sua terminazione latina cognum, da cui deriva il francese coin, angolo, corrisponde pienamente alla posizione geografica del borgo. Ovvero luogo costruito su un'altura o una roccia sopra, in questo caso, tra due corsi d'acqua.

Fu una delle numerose villae novae, nate nell'epoca in cui diverse comunità piemontesi cominciarono a rivendicare le proprie libertà contro il potere feudale. Prima soggetta ai Marchesi di Busca, si liberò alleandosi con il comune di Cuneo, per finire sotto il controllo del Marchesato di Saluzzo, dalla metà del XIII secolo. Durata per circa quattro secoli portò da una parte ad un fervente sviluppo economico e culturale, grazie il contatto con la Provenza, ma dall'altro dato il carattere bellicoso dei Saluzzo, coinvolse il marchesato e di conseguenza il Borgo in continue guerre, in scorrerie di truppe mercenarie, di eserciti e in frequenti assedi. Nel 1601 passò con il Trattato di Lione al casato dei Savoia. Carlo Emanuele III di Savoia (1701 - 1773), nel 1749, concesse a Dronero il titolo di Città (previo pagamento di 70.000 lire del tempo), dando inizio ad un periodo di pace e di sviluppo che lo portò, con Cuneo, ad essere il centro più industrializzato del comprensorio. Il centro cittadino cominciò ad essere modificato, furono abbattute le mura interne e parte delle vecchie mura esterne, per rispondere alle nuove esigenze urbanistiche; il castello fu riconvertito ad ospedale e venduto al comune.

Il forte impulso alle attività artigianali portarono parte di esse a trasformarsi in piccole industrie, in particolare nel settore tessile (come la produzione e lavorazione della seta, la tessitura del drap o fustagno) e la lavorazione del ferro, portando Dronero ad essere una delle zone, assieme a Cuneo, più industrializzate di quel periodo. Dal secondo Ottocento al primo Novecento l'area registrò un ulteriore incremento industriale e commerciale anche grazie l'interessamento di Giovanni Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842 - Cavour, 17 luglio 1928), la cui famiglia era originaria della Valle Maira; entrato in Parlamento nel 1882 fu fino alla sua morte il deputato rappresentante del collegio elettorale di Dronero. In quei anni fu costruito il nuovo ponte sul Maira e l'ormai scomparso tratto ferroviario Busca-Dronero. Le due guerre mondiali colpirono gravemente la struttura socio-economica del paese, come tutta l'area montana delle valli cuneesi e non solo. I Droneresi, come gli abitanti della Valle Maira, non tradirono anche negli anni bui del fascismo, il loro spirito di uomini liberi. Nell'autunno del 1943 gli antifascisti locali salirono sui monti e diedero vita alle prime formazioni partigiane. Dronero pagò un pesante tributo: deportazioni a Mathausen, fucilazioni, otto bombardamenti, dal 12 al 27 febbraio 1945, che causarono rovine, 38 morti e lo sfollamento totale della città. La Liberazione giunse finalmente il 26 aprile 1945. Dronero è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stato insignito della Croce di Guerra al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

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